L’iniziativa si prefigge il duplice scopo di far conoscere al pubblico alcune tra le più preziose raccolte di opere d’arte presenti nel nostro territorio, spesso trascurate, e alcuni tra i più interessanti interventi realizzati dall'Architetto veneziano Carlo Scarpa (1906-1978).

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domenica 11 novembre 2012

Visita guidata all'Isola di San Giorgio Maggiore


Domenica 11 novembre: alla scoperta dell’Isola di San Giorgio Maggiore
 
prenotazioni entro il 2 novembre
 
 

Il percorso di visita si articolerà in quattro momenti: in mattinata la visita guidata alla Fondazione Giorgio Cini, alla mostra "Carlo Scarpa. Vennini 1932-1947"allestita nel nuovo spazio espositivo LE STANZE DEL VETRO e alla chiesa di San Giorgio Maggiore. Infine si salirà alla torre campanaria di San Giorgio dalla quale si potrà godere di un’incomparabile vista del bacino di San Marco e della laguna circostante. Nel primo pomeriggio si visiterà la chiesa di San Zaccaria.

 


CARLO SCARPA. VENINI 1932–1947
Visita guidata alla mostra
 
 
 
 

La mostra si articola attorno ad una selezione di più di 300 opere progettate dall’architetto veneziano Carlo Scarpa negli anni in cui operò come direttore artistico per la vetreria Venini (dal 1932 al 1947), alcune delle quali esposte per la prima volta e provenienti da collezioni private e musei di tutto il mondo. All’interno del percorso espositivo è stata inoltre allestita una sala proiezioni per la visione di due filmdocumentari sul rapporto tra la vetreria Venini e Carlo Scarpa.
 
 
 
                                             
 
 
 
Visita guidata alla Fondazione Giorgio Cini
 
 
 
 

La Fondazione Giorgio Cini fu istituita da Vittorio Cini, in ricordo del figlio Giorgio, con lo scopo di restaurare l’Isola di San Giorgio Maggiore, gravemente degradata da quasi centocinquant’anni di occupazione militare, di reinserirla nella vita di Venezia e di farne un centro internazionale di attività culturali.

Durante la visita si visiterà il Chiostro dei Cipressi costruito agli inizi del Cinquecento da Andrea Buora; il Chiostro Palladiano ultimato nei primi anni del Seicento su progetto autografo di Andrea Palladio; il Cenacolo Palladiano; lo Scalone del Longhena monumentale accesso alle sale superiori dell’appartamento abbaziale costruito Baldassarre Longhena nel 1643;
 
 
 
 
 

la Nuova Manica Lunga, antico dormitorio benedettino, trasformato in centro bibliotecario; la Biblioteca del Longhena ultimata nel 1671, con le originali librerie in legno e il Labirinto Borges
che l’architetto Randoll Coate progettò in onore del celebre scrittore argentino.
 
 
 

                                 
 

 
 
 
Visita guidata alla chiesa di San Giorgio Maggiore e alla torre campanaria
 
 

 

La Chiesa di San Giorgio venne progettata da Andrea Palladio, la sua costruzione iniziò nel 1566 e proseguì fino alla morte dell’architetto (1580), quindi continuò sotto la direzione di Baldassarre Longhena che la portò a compimento nel 1610.
 
 
 
Visita guidata alla chiesa di San Zaccaria
 
 
 
 
 
 
La chiesa, fondata nel IX secolo, ha subito nel corso dei secoli diversi rifacimenti. La ricostruzione della chiesa, avviata attorno al 1440, fu portata a termine nel 1483-90 da Mauro Codussi. All'interno, tra le numerose opere d'arte, si trova la grandiosa pala di Giovanni Bellini con la Madonna in trono col Bambino, un angelo suonatore e santi (1505). 

 
 

 

 

 


 
 

domenica 19 febbraio 2012

Memoriae Causa. Carlo Scarpa e il complesso monumentale Brion


San Vito d’Altivole (TV), Tomba monumentale Brion 1969-78
“Una persona era morta, in Italia, la famiglia voleva onorare il merito di un uomo venuto dal popolo, noi diciamo dalla gavetta e che, col suo lavoro, era diventato una persona importante (…) A me bastavano cento metri quadrati, invece sono duemila e duecento metri quadrati. Però il proprietario deve ben costruire un muro di cinta! (…) Allora ho fatto la cosa che avete visto. Ho deciso di mettere qui la tomba, i sarcofagi, come si potrebbe dire. Per la tomba, il posto al gran sole, allora qui: visione-panorama. L’uomo morto chiedeva di essere vicino alla terra, perché è nato in questo paese. Allora io ho pensato di costruire un piccolo arco, che chiamerò arcosolium (arcosolium è un termine latino dei primi cristiani). Nelle catacombe, le persone importanti o i martiri venivano seppelliti con una formula più costosa, si chiamava arcosolium: non è altro che un semplice arco, così. E’ bello che due persone che si sono amate in vita si pieghino l’una verso l’altra per salutarsi dopo la morte. Non potevano essere dritti perché è la posizione dei soldati. Questo diventava arco, diventava ponte: ponte in cemento armato, arco in cemento armato sarebbe rimasto un ponte: per non avere questa sensazione di ponte bisognava decorarlo, dipingerne la volta. Invece ho messo il mosaico, che è nella tradizione veneta, interpretata a mio modo, che è un modo diverso. Il grande viale dei cipressi che porta al cimitero è nella tradizione italiana: è un percorso. Gli architetti sono pieni di percorso. Questo percorso è chiamato propilei, vuol dire porta in greco, entrata, questo è il portico. Si comincia da qui: questi due occhi sono la visione. Per questo il terreno era troppo grande, intanto è diventato (…) prato. Per giustificare il grande spazio, ho pensato che sarebbe stato utile un piccolo tempietto per fare funebre, funerale è una parola orribile! Ancora troppo grande; allora abbiamo rialzato il terreno perché io possa vedere fuori. Da qui posso veder fuori e da fuori non si può vedere niente. E allora: tomba, familiari, parenti, tempietto, altare. Dal paese si arriva per un ingresso speciale, la chiesa, il funerale, poi il cimitero del paese la cappella: questa appartiene a tutti, il terreno è del demanio. La famiglia ha soltanto il diritto di essere sepolta. Qui un percorso privato fino a un piccolo padiglione sull’acqua, unica cosa privata.
Questo in sintesi, è tutto. Il luogo dei morti ha il senso di un giardino: del resto i grandi cimiteri americani del XIX secolo a Chicago sono dei grandi parchi. (…) Ho voluto però rendere il senso naturale del concetto di acqua e prato, di acqua e terra: l’acqua è sorgente di vita”. (tratto da P. Duboy, Scarpa/Matisse: cruciverba, in Carlo Scarpa. Opera completa, a cura di F. Dal Co – G. Mazzariol, Milano 1984, pp. 170-171)